Il Gattopardo

Cento giorni a Palermo

...racconta la vera storia degli ultimi cento giorni del generale carabinieri Carlo Alberto dalla Chiesa, Prefetto di Palermo e massima autorità nella lotta alla mafia, assassinato con una mitragliatrice con la moglie e la guardia del corpo da una squadra mafiosa il 3 settembre 1982.
Questo magnifico e violento film poggia interamente sulle spalle dell'impeccabile Lino Ventura, perfetto nel ruolo del generale, un uomo di integrità e coraggio che crede nelle istituzioni del suo paese e farà di tutto per abbattere la mafia e le sue attività criminali, pur rimanendo nel rispetto della legge. Non possiamo rimanere insensibili alla lotta di quest'uomo coraggioso che deve affrontare un'organizzazione prepotente che controlla le parti più importanti dell'economia e ha il sostegno delle banche più prestigiose, che non esita ad eliminare del tutto coloro che gli si oppongono.
Il film è anche un appello alla responsabilità civile per tutti quando un paese è in crisi. Dalla Chiesa non esita quindi ad andare incontro ai cittadini non per farsi conoscere, ma per unire le persone contro un male profondo.
Inoltre, il fatto di essere nominato da un governo di cui non condivide necessariamente le convinzioni è un simbolo forte: non si impegna in politica, agisce per garantire la sicurezza del suo paese e difende le istituzioni in cui crede contro un pericolo che minaccia la società nel suo insieme.
Cento giorni a Palermo è un film impegnato e forte, con un'efficace suspense portata da un magnifico e talentuoso attore che purtroppo ci ha lasciato troppo presto.

La sinossi

Palermo, fine anni '70. I vari rappresentanti delle istituzioni (commissario di polizia, giudice, prefetto, vice) sono vittime di omicidi sommari e sanguinosi da parte della mafia. Il governo comunista decide di nominare prefetto a Palermo il generale Carlo Dalla Chiesa, che riuscì a porre fine alle attività terroristiche delle Brigate Rosse, per distruggere la mafia. Condusse poi una lotta spietata contro la mafia nonostante la riluttanza di Roma e il pericolo in cui si trovava.

Gli aneddoti

Quando il film viene girato, Tommaso Buscetta, minacciato di morte da Toto Riina, rivela i segreti della mafia nel quadro legale del "pentimento" (che ci porta ad un altro film uscito nel novembre 2019 "Il traditore", il traditore).
Questo costringe gli sceneggiatori a non riuscire a dare il punto di vista mafioso della nomina del generale Dalla Chiesa e dei 100 giorni di guerra che li guiderà.
Il film per lo spettatore estraneo alla politica transalpina è un po' troppo secco e non mostra a sufficienza la collusione tra la Democrazia cristiana, che ha tenuto le redini del potere dalla fine della seconda guerra mondiale, e la mafia.
Si tratta quindi più di un manifesto giornalistico e fondamentalmente antimafia che di un film di intrattenimento.
E' anche un'osservazione schiacciante nei confronti dello Stato italiano che manda un uomo al rompipipezzi quasi da solo di fronte ad un'organizzazione tentacolare con ramificazioni internazionali e incredibili poteri finanziari e politici.
Il film rende omaggio al generale Dalla Chiesa che si rende conto che la lotta è ineguale ma combatterà contro il polpo fino alla sera del 3 settembre 1982 quando la coppia viene abbattuta nel suo veicolo.

Se ci limitiamo al messaggio di Ferrara, allora nulla può impedire che la tragedia continui, più e più volte. Il regista non si fa illusioni, ma denuncia. Nessun nome, ma la convergenza della vigliaccheria dei capi pensanti della Democrazia cristiana e l'atroce brutalità dei metodi mafiose. Paradossalmente, il futuro contraddice il messaggio di Ferrara: il sistema politico mangiato dai vermi crollerà qualche anno dopo, portando con sé gli uomini corrotti della DC; i giudici Falcone e Borsalino, massacrati nel 1992 dalla mafia nel mezzo dell'operazione "Mani Pulite", saranno le ultime vittime del sistema Riina.

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