La Vità è bella

Un film duro e magistrale, che gioca molto con le emozioni che provano i personaggi.
Il lungometraggio è pieno di emozioni molto coinvolgenti che accompagnano i personaggi, e scene umoristiche molto ben trovate per un periodo di guerra così triste. Penso che il termine magnifico non sia sufficiente a descrivere quest'opera, anzi, il personaggio interpretato da Roberto Benigni gioca molto con umorismo per proteggere il giovane figlio da una realtà di una miserabile atrocità.
Per la sua prima produzione, Roberto Benigni ha colpito duramente, anzi, è riuscito a realizzare un lavoro perfetto, che offre bellissime riprese, non è rivoluzionario, ma è abbastanza bello da vedere. La sceneggiatura è eccellente e coinvolgente per tutto il film.

La sinossi

Nel 1938, ad Arezzo, Guido Orefice, giovane e allegro italiano, sognava di aprire una libreria, nonostante i problemi dell'amministrazione fascista. Si innamora di Dora, un'insegnante soffocata dal conformismo familiare e la rapisce il giorno del suo fidanzamento con un burocrate del regime fascista.
Cinque anni dopo, Guido e Dora hanno un figlio: Giosué. Ma le leggi razziali entrarono in vigore e, da ebrei, Guido e suo figlio furono deportati in un campo di concentramento tedesco. Per amore per loro, Dora salì volontariamente sul treno che li portò al campo. Ora Guido vuole fare tutto il possibile per evitare l'orrore per suo figlio. Gli fece poi credere che le occupazioni del campo erano davvero un gioco il cui obiettivo sarebbe stato quello di vincere un carro armato, un vero e proprio.

Gli aneddoti

Sul set de La Vie est belle, Roberto Benigni si è rivolto alle associazioni ebraiche (come la CEDEC) per evitare errori storici. Così, lo storico Marcello Pezzetti e alcuni sopravvissuti dei campi nazisti vennero a dare una mano al regista italiano.

La moglie di Guido, Roberto Benigni, in "La vie est belle" è la sua vera moglie, Nicoletta Braschi.

Omaggio a Charlie Chaplin. Il numero del prigioniero di Roberto Benigni nel film è lo stesso di quello dell'uniforme di Charlie Chaplin in The Dictator, satira del facismo e del razzismo di Hitler.

L'Oscar per il miglior attore vinto da Roberto Benigni è solo il secondo Oscar vinto da un attore in un film da lui stesso diretto. Il primo fu vinto da Laurence Olivier per Amleto nel 1948. E' anche la seconda volta che un italiano ha vinto la famosa statuetta, la prima fu Sophia Loren per La Ciociara nel 1960.
Abbiamo tutti tenuto a mente questa scena stravagante come solo lui può, dove si trova quasi a terra di fronte a Martin Scorcese, poi lo solleva, ecc.

 

 

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